Riflessioni dal wc

Capita spesso che, di mattina o di sera, riguardando le notizie mentre mi trovo in posizioni poco nobili venga colto da problemi esistenziali e spesso piuttosto complessi. Perchè non farci una rubrica?

Voglio cominciare con una domanda che mi sono posto frequentemente nell’ultimo periodo, perchè in tutto il mondo si sta protestando? O meglio, perchè oggi sì e nel 2008 no? In fondo la crisi del 2008 è stata strutturale e profonda per quasi tutto il pianeta, mentre oggi a parte pochi paesi europei non ci sono troppi problemi economici.

La risposta che mi sono dato è che sia diventato “cool” protestare, contro cosa di preciso non è dato saperlo, visto che gli americani vorrebbero una gestione della federazione più “europea”, mentre da noi si protesta proprio contro le istituzioni più europee come la Bce. Insomma piazza Tahrir, Puerta del Sol, Zuccotti Park e Piazza S. Giovanni sono diventati il place to be.

Sia chiaro che questo non è male nè bene, semplicemente fa figo un casino twittare da Zuccotti Park e fare il check in su Facebook da Piazza S. Giovanni, almeno, forse, si svilupperà più interesse su certi temi e chi è veramente intenzionato a fare qualcosa potrebbe approfittarne e cavalcare l’onda, ma attenzione, perchè in questo mondo così veloce inevitabilmente sarà corta.

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LA CRISI DEL DEBITO IN EUROPA VISTA CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO

Chi di voi da bambino non ha passato interi pomeriggi a giocare con i Lego?

A me piacevano perchè ci potevi costruire di tutto ( macchine, navi, castelli, aerei…) e soprattutto erano semplici da utilizzare.

Sulla loro semplicità ci ha giocato anche Micheal Cembalest che lavora  presso JP Morgan e ha utilizzato i Lego in un suo lavoro per spiegare la crisi del debito nell’Unione europea.

1. Spagna, Italia e il resto dei paesi alla “periferia” dell’euro pensano che la Banca Centrale Europea (BCE) dovrebbe acquistare obbligazioni (bond), evitare che la differenza di rendimento tra i vari titoli di stato dei diversi paesi aumenti (spread) e che sia dato loro più tempo per mettere in campo i loro piani di austerità. Il punto critico rimane l’Italia, con il suo debito pubblico uguale quasi a un quarto del suo prodotto interno lordo per il prossimo anno, al quale si aggiungono i 100 miliardi di euro di debito bancario. L’Italia ha già affrontato un piano di austerità negli anni Novanta, ma all’epoca c’era in gioco l’entrata nell’euro. In proporzione, però, il paese ha avuto una crescita più forte prima della moneta unica.

2. CDU, CSU e FDP sono i partiti di maggioranza nel Parlamento tedesco e ritengono che la Germania non dovrebbe fare più di quanto ha già promesso per aiutare l’economia dell’euro. Diverse correnti minoritarie al loro interno sono anche contrarie alla revisione dei piani dell’European Financial Stability Facility (EFSF), il fondo creato dai paesi che fanno parte dell’eurozona per darsi una mano a vicenda. I tre partiti spingono per riforme del lavoro e delle pensioni nei paesi della “periferia” dell’euro e si oppongono all’istituzione delle obbligazioni europee, che farebbe aumentare i loro tassi di interesse.

3. La Finlandia ha alzato la posta chiedendo che nella gestione dell’EFSF sia valutata l’esposizione dei singoli paesi nei confronti degli altri per quanto riguarda il debito. L’Olanda sembra intenzionata a fare altrettanto.

4. I Socialdemocratici e i Verdi sono partiti di minoranza nel Parlamento tedesco, ma se ci fossero elezioni anticipate, i sondaggi dicono che otterrebbero la maggioranza. Entrambi sono a favore dell’aumento dell’EFSF oltre i 400 miliardi di euro se necessario e potrebbero accettare un sistema fiscale europeo federale per preservare la moneta unica.

5. La Banca centrale tedesca tutela gli interessi fiscali e monetari della Germania e ha espresso più volte preoccupazione per il modo in cui è stata affrontata fino a ora la crisi. La Banca spinge per un impegno diretto da parte dei paesi dell’euro in difficoltà ad attuare piani di austerità e a riformare pensioni e mercato del lavoro.

6. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha per ora assunto un ruolo sostanzialmente passivo, prestando denaro e controllando i piani di austerità in Grecia che per ora stanno fallendo miserabilmente. Le recenti dichiarazioni del nuovo direttore Christine Lagarde potrebbero portare a un impegno diretto del FMI.

7. La Banca Centrale Europea sta comprando obbligazioni spagnole e italiane per modificarne i rendimenti e renderli più appetibili. Questo sistema non ha però funzionato in Irlanda, in Grecia o in Portogallo. Alla BCE non piace questo ruolo e pensa che i cittadini europei dovrebbero accollarsi il costo per la risoluzione della crisi.

8. Dopo aver insistito a lungo per entrare nell’euro, la Polonia ha rallentato la presa in attesa di capire chi si farà carico dei costi della crisi del debito. Il ministro delle Finanze polacco preme per l’acquisto di nuove obbligazioni da parte della BCE, per un aumento dell’EFSF e ha detto che la Polonia non si unirà all’euro fino a quando la moneta non sarà nuovamente stabile. Il problema dell’Europa secondo la Polonia è di tipo politico e non economico.

9. La Francia spera che la Banca Centrale Europea riesca a fare quello che non può fare l’EFSF. È a favore di un sistema fiscale federale, ma se venisse realizzato insieme a un allargamento dei fondi dell’EFSF, rischierebbe di veder modificato il suo rating tripla A.

10. I contribuenti europei dei paesi che se la cavano meglio verrebbero interessati direttamente dai tentativi per rendere “federali” i costi della crisi del debito in Europa, sia se venisse aumentato l’EFSF sia se venissero introdotte le obbligazioni europee (eurobond). Non a caso, buona parte delle frecce puntano verso di loro.

11. La Commissione europea e molti ministri dell’Economia europei sono a favore dell’acquisto di nuove obbligazioni da parte della BCE e di un sistema fiscale federale, ma con sfumature diverse. Sono contrari al progressivo controllo sulla situazione che stanno assumento Germania e Francia, ma probabilmente non hanno voce in capitolo a sufficienza per cambiare la situazione.

12. Fino a ora chi possiede obbligazioni e pacchetti azionari in Europa è stato agevolato dalla Banca Centrale Europea e dai contribuenti dell’Unione europea. C’è chi pensa che sarebbe venuto il loro turno di contribuire alla risoluzione della crisi.

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Hillary’s angels

Brrrrrrrrrr

E’ giunto a 13 il numero di donne impiegate nel servizio di sicurezza del segretario di stato americano Hillary Clinton.

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E ora?

E’ ormai ufficiale: Gheddafi è stato ucciso dai ribelli libici. Mi rifiuto di postare o anche solo linkare le immagini che lo ritraggono, tanto ormai sono ovunque.

Finalmente capiremo che cosa diventerà la Libia dopo il decesso del suo dittatore: democrazia?, stato fallito?, due stati?, un’altra dittatura? Non è dato saperlo.

L’importante è che i libici si rendano conto che la vera battaglia non è finita, ma è appena cominciata.

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Questo è il posto

Un capolavoro, è impossibile non innamorarsi di Cheyenne. Potrebbe sembrare un tributo a Edward Scissorhands, ma in realtà questo film è quello che mani di forbice vorrebbe essere da grande. Sorrentino 1 – Burton 0.

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Wall street is War Street

Il New Yorker va a pescare dall’archivio le foto di una protesta contro Wall Street del 1967, tenuta da un gruppo anarchico: “Black Mask”. “Find the differences” è scontato.

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Weird americans

Toh delle foglie colorate a terra

Agli americani piace un sacco l’Autunno, tanto da coniare una parola per descrivere coloro che si spostano per vedere le foglie che cambiano di colore: “leafers”.

Servizio di The Atlantic tutto sull’Autunno.

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Come distruggere un mito

"Oh fico la maschera di V per andare in piazza a protestare!"

6,99 $ per la maschera di Guy Fawkes. Sul serio?

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500 J Lo

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Erdoganite

L’uomo del momento è sicuramente lui, Recep Tayyp Erdogan, il primo ministro turco, ma presto potrebbe diventare qualcosa di più. Ma andiamo per gradi.

Tutti ci ricordiamo la tragedia della Mavi Marmara il 31 Maggio scorso che ha portato Ankara a rompere le proprie relazioni diplomatiche con Israele, almeno formalmente, e da allora in Medio Oriente è successo di tutto. Infatti lo scoppio della primavera araba, su cui molti hanno provato a mettere il cappello, fra cui Obama, Ahmadinejad e l’UE, ha trovato il suo padrino “preferito” proprio in Erdogan, che con un viaggio in Nord Africa ha visitato tutti i paesi toccati dalla rivolta.

Soprattutto gli egiziani, la cui situazione al momento è abbastanza ambigua, potrebbero subire un forte avvicinamento alla Turchia, infatti le tensioni creatisi con Israele nell’ultimo periodo, la latitanza apparente degli Stati Uniti e la latitanza di fatto dell’Unione Europea stanno spingendo l’Egitto fra le accoglienti braccia di Erdogan.

E’ necessario anche aggiungere la rivolta siriana, infatti il primo ministro turco sta accogliendo a braccia aperte i profughi provenienti dalla Siria, e ad oggi se ne contano ancora più di 7 mila su suolo turco. Per non parlare dell’annuncio di un avvio di sanzioni unilaterali turche sul regime di Assad, non solo, ma ha anche ospitato la formazione di un Consiglio Nazionale di transizione siriano.

Questo cambio di politica estera brusco e repentino ha portato Assad a minacciare l’attacco di Tel Aviv, e questo non farà altro che spingere sempre più gli avvenimenti in direzione favorevole alla Turchia, che non ha intenzione di limitarsi ad assumere una posizione predominante in Medio Oriente, ma sta allungando i propri tentacoli anche sui Balcani.

"Occhio al gradino"

Il 30 Settembre Erdogan si è recato a Skopje, in Macedonia, per celebrare l’apertura di un nuovo terminal dell’aeroporto, pagato da soldi turchi, e il primo ministro nazionalista Gruevski l’ha accolto a braccia aperte, nonostante sia chiaro che se i turchi, come è loro desiderio, aumentassero la propria presenza in Macedonia, potrebbero tranquillamente dominarla economicamente. Insomma al premier macedone va benissimo essere controllato come un burattino da Ankara, ma lotta come un leone quando si tratta di difendere il nome della Macedonia per l’ingresso in Unione Europea.

Un neo ottomanesimo soft quello di Erdogan, che per ora si sta rivelando la strategia vincente per il futuro. Infatti i forti legami economici creati con vari stati nella zona balcanica, che presto verranno integrati nella zona euro, permetteranno alla Turchia un accesso privilegiato alla valuta europea e in men che non si dica il suo potere nella zona Medio orientale crescerebbe smisuratamente. A quel punto l’unico via, per Unione Europea e Stati Uniti, di accedere al Medio Oriente sarebbe un ponte tramite Ankara.

Per evitare tutto ciò sarebbe necessario riavviare al più presto, i dialoghi per l’ingresso della Turchia in Unione Europea, scavalcando, se necessario, la regola dell’unanimità, siccome la Germania difficilmente cambierà idea sul veto all’ingresso dello stato turco nell’unione. Così facendo si avrebbe un maggiore controllo su Erdogan e la sua politica estera, permettendo così all’Unione Europea di avere un accesso privilegiato in tutto il Medio Oriente.

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