Erdoganite

L’uomo del momento è sicuramente lui, Recep Tayyp Erdogan, il primo ministro turco, ma presto potrebbe diventare qualcosa di più. Ma andiamo per gradi.

Tutti ci ricordiamo la tragedia della Mavi Marmara il 31 Maggio scorso che ha portato Ankara a rompere le proprie relazioni diplomatiche con Israele, almeno formalmente, e da allora in Medio Oriente è successo di tutto. Infatti lo scoppio della primavera araba, su cui molti hanno provato a mettere il cappello, fra cui Obama, Ahmadinejad e l’UE, ha trovato il suo padrino “preferito” proprio in Erdogan, che con un viaggio in Nord Africa ha visitato tutti i paesi toccati dalla rivolta.

Soprattutto gli egiziani, la cui situazione al momento è abbastanza ambigua, potrebbero subire un forte avvicinamento alla Turchia, infatti le tensioni creatisi con Israele nell’ultimo periodo, la latitanza apparente degli Stati Uniti e la latitanza di fatto dell’Unione Europea stanno spingendo l’Egitto fra le accoglienti braccia di Erdogan.

E’ necessario anche aggiungere la rivolta siriana, infatti il primo ministro turco sta accogliendo a braccia aperte i profughi provenienti dalla Siria, e ad oggi se ne contano ancora più di 7 mila su suolo turco. Per non parlare dell’annuncio di un avvio di sanzioni unilaterali turche sul regime di Assad, non solo, ma ha anche ospitato la formazione di un Consiglio Nazionale di transizione siriano.

Questo cambio di politica estera brusco e repentino ha portato Assad a minacciare l’attacco di Tel Aviv, e questo non farà altro che spingere sempre più gli avvenimenti in direzione favorevole alla Turchia, che non ha intenzione di limitarsi ad assumere una posizione predominante in Medio Oriente, ma sta allungando i propri tentacoli anche sui Balcani.

"Occhio al gradino"

Il 30 Settembre Erdogan si è recato a Skopje, in Macedonia, per celebrare l’apertura di un nuovo terminal dell’aeroporto, pagato da soldi turchi, e il primo ministro nazionalista Gruevski l’ha accolto a braccia aperte, nonostante sia chiaro che se i turchi, come è loro desiderio, aumentassero la propria presenza in Macedonia, potrebbero tranquillamente dominarla economicamente. Insomma al premier macedone va benissimo essere controllato come un burattino da Ankara, ma lotta come un leone quando si tratta di difendere il nome della Macedonia per l’ingresso in Unione Europea.

Un neo ottomanesimo soft quello di Erdogan, che per ora si sta rivelando la strategia vincente per il futuro. Infatti i forti legami economici creati con vari stati nella zona balcanica, che presto verranno integrati nella zona euro, permetteranno alla Turchia un accesso privilegiato alla valuta europea e in men che non si dica il suo potere nella zona Medio orientale crescerebbe smisuratamente. A quel punto l’unico via, per Unione Europea e Stati Uniti, di accedere al Medio Oriente sarebbe un ponte tramite Ankara.

Per evitare tutto ciò sarebbe necessario riavviare al più presto, i dialoghi per l’ingresso della Turchia in Unione Europea, scavalcando, se necessario, la regola dell’unanimità, siccome la Germania difficilmente cambierà idea sul veto all’ingresso dello stato turco nell’unione. Così facendo si avrebbe un maggiore controllo su Erdogan e la sua politica estera, permettendo così all’Unione Europea di avere un accesso privilegiato in tutto il Medio Oriente.

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